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La Missione di Bisceglie e il suo grande Calvario

Ripresentazione di articoli apparsi nello storico periodico "S. Alfonso" edito dalla comunità redentorista di pagani dal 1930 al 2014.

Anno I.

2 Agosto 1930

N. 1

pp. 25-27

Le Missioni Redentoriste

Bisceglie - 1930

Una dalle missioni più numerose e, più riuscite in quest’anno è stata certamente quella di Bisceglie, città di 40.000 abitanti, situata sulle sponde dell’Adriatico, sede vescovile fin – dal secolo VIII, ma ora unita alla sede arcivescovile di Trani.
Quando l’attuale arcivescovo, Mons. D. Giuseppe Leo, fin dall’anno scorso, col suo capitolo e clero, aveva progettato di far dare una missione alla città, tutti convennero che doveano chiamarsi i figli di S. Alfonso, le cui missioni tanta orma aveano lasciato in quelle regioni. Perciò il 5 gennaio ben venti Padri con quattro fratelli vi arrivarono per darvi una missione generale. Alla stazione ferroviaria furono ricevuti dallo stesso Arcivescovo, dal Clero, dalle Congreghe e da sterminata moltitudine e cosi, tra il canto degl’inni sacri, furono accompagnati alle 4 chiese, nelle quali contemporaneamente fu dato principio agli esercizi della missione.
All’inizio corrispose ottimamente il prosieguo. La gente fin dai primi giorni stipava le varie chiese e ben due o tre ore prima che cominciasse il rosario, già ogni posto era occupato, di modo che gli uomini che più tardi tornavano dalla campagna, non trovavano dove mettersi. Fu necessità perciò aprire una quinta chiesa, e questa solamente per uomini. Quale spettacolo commovente, il vedere tanti uomini, prima indolenti a frequentare la Chiesa, ora ogni sera starsene per parecchie ore ad ascoltare la parola di Dio e andar poscia per Ie vie, disprezzando ogni rispetto umano, cantando il Rosario ed altri inni sacri!

il grande calvario di bisceglie come è oggi

porto di Bisceglie

Anche le donne dell’aristocrazia, non potendo trovare posto nelle quattro chiese destinate alle donne, ottennero un corso di predicazione particolare che conchiusero con una fervorosissima comunione. Discorsi speciali e piccoli corsi di esercizi si tennero ai Sacerdoti, ai quali con grande edificazione intervenne sempre l’Ecc.mo Arcivescovo, nonché ai Gentiluomini e alle varie associazioni cattoliche.

Non fa meraviglia se la Comunione generale avesse un successo commoventissimo. Il giorno della comunione generale degl’infermi, nonostante la pioggia, un popolo sterminato volle accompagnare il SS.mo Sacramento per tutte le vie della città. Crebbe tanto il fervore e il desiderio della S. Comunione da sembrare ogni giorno nelle diverse chiese una Comunione Generale: nella sola cattedrale nei giorni della Missione furono consumate 10.000 particole.

Nella sera della Predica della Madonna, dopo la Chiesa, il popolo tornato a casa, illuminò finestre, balconi, logge; e tutti, dall’una terrazza all’altra, levavano al cielo la salutazione angelica: partiva la città stessa un immenso tempio, che avea per volta l’azzurro del firmamento, in cui si gareggiava cogli Angeli in salutar Maria. Da alcuni anni poi vi è invalso nella nostra Provincia l’uso di tenere un discorso morale su S. Alfonso. Si fa per fare conoscere il S. Fondatore, per incitare il popolo a servirsi dei suoi libri, che tanto bene hanno fatto e fanno alle anime, e nello stesso tempo per raccogliere un obolo per sostenere il nostro Educandato, in cui si allevano ed educano i futuri missionari, E ciò è tanto più giusto in quanto che le nostre missioni si fanno totalmente gratuite, come vuole S. Alfonso. Anche a Bisceglie si fece tale colletta, la quale, specie per la generosità del Parroco di S. Agostino, D. Pasquale d’Uva, ascese a ben 4.000 lire. Anzi parecchi promisero che avrebbero fatto delle periodiche collette, che in seguito avrebbero rimesso al M.R.P. Provinciale.
Ma in modo singolare si addiportarono i pescatori della città che non solo furono assidui alle prediche e ai Sacramenti, ma vollero che si benedicesse il mare, il loro mare.

Imbandierata a festa una grossa barca, su cui sventolava il vessillo del Santo Patrono, su di essa trasportarono i missionarii fin al largo, mentre una miriade di altre barche la precedevano e seguivano da ogni parte. Si cantava a gran voce il S. Rosario, si acclamava a Gesù Cristo, a S. Alfonso, ai missionarii in un empito magnifico di entusiasmo e il popolo numerosissimo sia dalle barche sia dal lido, trasformatosi in un attimo in grandioso anfiteatro, rispondeva alle gride e alle acclamazioni. Indi il Superiore della missione recitò le preci liturgiche, benedisse Ie acque e poscia le cosparse di quantità d’immaginette e medaglie benedette. Si ritornò al lido. ma prima di discendere dalla barca, un altro Padre, ad esempio di Gesù Cristo che dalla barca istruiva le turbe, tenne ai pescatori Ad al popolo che si assiepava d’ogni intorno, opportuna esortazione, al finire della quale, a manifestare la loro gioia, i pescatori spararono numerose bombe. Né vollero finire le feste senza dare un segno tangibile della loro gratitudine, presentando una bella offerta per nostri piccoli Missionari.

Anche commovente fu la funzione del Calvario. Già vi era esistente dal 1859, in cui i Padri nostri lo eressero in modo addirittura monumentale e grandioso: fu rinnovato, e a questa rinnovazione molte migliaia di persone, specie uomini, intervennero ascoltando i vari sentimenti nella pubblica piazza e partecipando alla magnifica manifestazione di fede.

La partenza della numerosa compagnia dei missionari mostrò ancora una volta quanto le missioni di S. Alfonso sono capaci a commuovere e migliorare nei popoli la vita religiosa, mentre nonostante la pioggia un popolo immenso volle accompagnare i missionari sino alla ferrovia.
Voglia il divino Redentore mantenere sempre vivi ed attuosi in quella cara popolazione i propositi santi concepiti nella S. Missione.

il grande calvario

Note:
- le foto sono tratte dal web
- Il primo numero del periodico contava 32 pagine e fu stampato presso tipografia "s. alfonso" prop. Donini & donnarumma in pagani

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