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I lavori della Basilica

Ripresentazione di articoli apparsi nello storico periodico "S. Alfonso" edito dalla comunità redentorista di pagani dal 1930 al 2014.

Anno I.

2 Agosto 1930

N. 1

I lavori della Basilica

pp. 19-24

AI viaggiatore, proveniente dalla via Castellammare Salerno, al primo entrare nei caseggiati della cittadina di Pagani, si presenta subito in bel colpo d’occhio il Collegio dei Missionari Redentoristi: edificio ampio a tre piani con lunghe distese di finestre a piccole arcate: dinanzi si apre lo spiazzale, detto di S. Michele, di mq. 1.594, deliziosamente ombreggiato da filari di alti platani.


Attigua ad esso si eleva la Basilica Pontificia di S. Alfonso M. Dei Liguori. Il visitatore da forza irresistibile di fede e, di pietà è trasportato a varcare le soglie del Sacro Tempio: ed andare in cerca di ciò che, forma il tesoro inestimabile e la gloria autentica dello Agro Nocerino, ossia il sacro Sepolcro del Grande Dottore della Chiesa, S. Alfonso. Ansioso domanda dov’ è la Cappella del Santo, e, giuntovi, subito vien preso da un senso di estatica meraviglia, nel vedere il volto celestialmente sorridente del caro Santo che, con i suoi resti mortali, riposa lì sotto un altare di perenne culto rifulgente dello splendore degli Eletti di Dio. Indi il visitatore è trasportato a visitare, curiosare ed ammirare tutto l’ambito della Chiesa che giustamente è riguardata, glorioso Reliquiario di S. Alfonso. A maggior cognizione del fedele visitatore ci piace dare qualche cenno storico e statico di questa Chiesa.


L’idea di farla sorgere qui in Pagani fu proprio del Santo. Nei primi anni della sua provvidenziale venuta in Pagani nell’anno 1742, officiò per il bene delle anime prima nella piccola Cappella detta di S. Domenico, quale oggi sussiste ancora, attigua ai grandiosi depositi della Tramvia elettrica Salerno – Pompei. Più tardi edificò sul suolo, appositamente acquistato, una chiesetta per dare maggior agio ai Cittadini di avvalersi dell’opera del silo fecondo apostolato. Dopo alcuni anni anche questa chiesina era divenuta angusta non solo al popolo, ma più al cuore suo che desiderava un tempio più bello, più ampio, più ricco, che si elevasse alla maggior glorificazione di Dio ed ai maggiori bisogni delle anime. Pur, senza saperlo nella profonda umiltà, propria dei Santi, preparava il tempio più bello per l’immortale sua gloria nella perennità dei secoli. Buona parte del locale per i suoi Missionari era costruito ed allora Egli stesso, con la vasta cognizione anche nel ramo architettonico, si accinse a fare da sé il disegno di quella chiesa, quale oggi è. 

Facciata della Chiesa di S. Alfonso durante i lavori

Chiesa di S. Alfonso con l'armatura per le grandiosi decorazioni

Ben pensiamo con quanta febbrile attività ed ardore di zelo ne attuasse il compimento, e con quanto entusiasmo spingesse il popolo a concorrere generosamente con trasporto di materiali ad innalzare la bella Chiesa, divenuta aspirazione cocente del cuore Suo. Si conosce che alla Sua preziosa morte nel 1787, la Chiesa, giusta il disegno da Lui tracciato, era già alcuni palmi fuori delle fondamenta. L’opera, dopo molte ed enormi difficoltà, fu compiuta e consacrata nel 25 Settembre 1803 dall’Ell.mo ed Ecc.mo D. Domenico Conte Ventapane Arcivescovo di Chieti. La Chiesa porta queste dimensioni: m. 49,95 di lunghezza, m. 22,45 di altezza, m. 10 di larghezza, vi sono 5 cappelle, 8 altari. La Chiesa quale è oggi, prima dei grandi restauri, di stile barocco del 700: la volta a cassettoni con fregi in istucco, stile napoleonico: la cupola a calotta incannizzata, ma molto povera, nell’occhio centrale pittura di due Angeli, sostenenti la Croce: nei peducci pittura dei Quattro Evangelisti, dipinti dal Muzzillo. Le pareti tutte intonacate a bianco, con pilastri culminanti con capitelli stile corintio a fronda trita: cornicione anche stile corinzio. Nelle specchiature principali si osserva la fregiatura di corone anche in istucco. Il tutto presenta un aspetto movimentato in multipla sezioni. La parte più bella ed artistica, è formata dal prònao dove si osserva la cupoletta con fregi in istucco e sostenuto da sei colonne in pietra: il prospetto della facciata si presenta in forma artistica e solenne con grosse colonne di fabbrica con capitelli corintii: vi sono due nicchie per le statue in gesso dei SS. Pietro e Paolo.


Diverse modificazioni e riparazioni sono state apportate nel secolo trascorso, specialmente nel 1887, ricorrenza del primo centenario della beata morte di S. Alfonso – in cui furono ampliate due cappelle laterali e propriamente quelle oggi dedicate al SS. Rosario ed a S. Gerardo e fu pavimentata di marmo l’intiera Chiesa. 


L’aspirazione del Santo di volere una chiesa bella e decorosa è stata accolta dai suoi Figliuoli – i Missionarii Redentoristi – che al principio del corrente secolo hanno studiato la maniera di abbellirla e decorarla, così da essere un degno santuario del loro glorioso Padre. L’argomento fu studiato dai diversi Superiori generali e locali, ed anche dall”assemblea dell’ultimo Capitolo generale dei Redentoristi a Roma nel 1921. 


I progetti, i disegni, le idee si susseguirono Ie une alle altre, sempre allo scopo di raggiungere una sì splendida finalità. Si aggiungeva anche il voto unanime dei Redentoristi, sparsi in tutte le parti del mondo, nonché dei cittadini di Pagani e diciamo di tutti quelli che conoscono lo splendore della scienza e della Santità di Alfonso M. de Liguori. Tanti ideali restavano paralizzati per molteplici difficoltà, non ultima quella della guerra mondiale con le sue funeste conseguenze economiche.

Ma il fuoco dell’ardente desiderio era sempre vivo anche sotto le ceneri di tante difficoltà e traversie, di quest’ultimi due anni si è ritornato con maggior calore all’argomento, per opera specialmente dell’attuale Rev .mo Superiore generale P. Patrizio Murray, che oggi con intelletto di amore regge l’istituto dei Redentoristi e del Superiore provinciale e locale.
Felice fu il pensiero di affidare il disegno dei Restauri all’Architetto Comm. Gino Chierici, Sovraintendente all’arte medioevale e moderna della Campania, Prof.re all’Istituto di Belle Arti in Napoli ed uno dei membri dell’Accademia Superiore delle Belle Arti Italiane.
Vera Illustrazione dell’arte, Egli, accettò la direzione dei lavori con entusiasmo e con caldo affetto a quel Santo, che si rivelò un genio non solo nel campo spirituale, ma anche in quello intellettuale ed artistico il primo e fondamentale criterio del Comm. Chierici fu quello di lasciare intatto il disegno della Chiesa nelle sue proporzioni e dimensioni, sia perché corrispondenti allo stile del 700, sia per doveroso omaggio a S. Alfonso che di propria mente è di propria mano ebbe a tracciarne il primitivo disegno, due secoli or sono. Egli si fermò al progetto di rivestimento in marmo di tutta la Chiesa, di ampliamento della cupola, di decorazione alla volta centrale e di modifiche alla cappella che racchiude la gloriosa tomba del Santo. Alla sua opera chiamò degni collaboratori: nominiamo il Cav. Siano Roberto, Ingegnere della Sovrintendenza ai monumenti nazionali in Napoli, che con competenza e bontà di animo assiste ai lavori; il Sig. Paolo Vetri, Professore di Belle Arti in Napoli, che con entusiasmo giovanile si è dato allo studio della parte figurativa della cupola e dei peducci di essa.
La lavorazione dei finissimi e preziosi marmi, dopo un regolare invito alle principali Ditte marmista d’Italia è stata aggiudicata alla Rispettabil.ma Società marmifera Nord – Carrara, i cui lavori sono di una indiscussa rinomanza in Italia e all’Estero, e rappresentata dal dinamico Cav. Arturo d’Ischia.
I disegni completi e le prospettive dei marmi sono stati eseguiti dall’Egregio Architetto Sig. Felice Talara di Pietrasanta di Lucca, presidente della cooperativa economica di Pietrasanta con 74 succursali e membro della Sovraintendenza dei Monumenti Nazionali della Toscana.
Oggi è un movimento febbrile in tutti per la sollecita esecuzione della grande opera dei restauri della Basilica, che fra due anni dovrà essere completata, in ricorrenza del secondo centenario della fondazione dell’Istituto dei Missionarii Redentoristi. Le prime quattro colonne monolitiche di marmo bianco – calacatta, dal peso di cinque tonnellate ciascuna, lavorate dalla suddetta Società Nord – Carrara hanno fatto il loro ingresso trionfale in Pagani fra l’unanime soddisfazione ed ammirazione. Squadre di operai specialisti già lavorano per il montaggio con potenti argani. Al 1° p. agosto, vigilia della festa del Santo, si precederà alla solenne inaugurazione di esse, che segnerà l’inizio dei grandiosi lavori.
Al prossimo numero la relazione dei festeggiamenti che ci auguriamo degni della grandezza di S. Alfonso e degni dell’aspirazione dei Redentoristi, dei Cittadini di Pagani e del mondo cattolico .

Note:
- le foto sono tratte dal periodico e colorizzate
- Il primo numero del periodico contava 32 pagine e fu stampato presso tipografia "s. alfonso" prop. Donini & donnarumma in pagani

A proposito di Edoardo Donini, proprietario dell’omonima tipografia, nel numero 3 anno XII – marzo 1951 – della rivista S. Alfonso a pag. 59 leggiamo: Il Signor Edoardo Donini, proprietario della Tipografia  S. Alfonso si è serenamente spento alla età di 63 anni nel bacio del Signore il 26 febbraio. Affezionatissimo a S. Alfonso, quando nel lontano 1930 il fondatore della nostra Rivista, il compianto P. Gaetano Damiani, gli propose di curarne la stampa, ne fu entusiasta. E si dedicò a questo lavoro con amore, costanza e devozione grande, come, ad un atto di culto verso il suo Santo Protettore. Nella sua vita non conobbe altro che l’officina, la famiglia e la Chiesa, e a questo triplice santo ideale educò i suoi molti figli. Mentre era intento al lavoro tra le sue macchine, fu colpito da un attacco apopletico. Sul letto del suo dolore baciava con passione l’immagine di S. Alfonso e dalla sua intercessione sperava la grazia della guarigione. Ma questa non era nei disegni di Dio, che già chiamava il suo servo al premio del cielo. Con edificante pietà ricevè gli ultimi sacramenti. Al lutto della desolata famiglia Donini si unisce la nostra più viva e sentita partecipazione, condivisa da quanti sono i Lettori della Rivista, nel suffragio per l’Anima benedetta del caro scomparso e nella impetrazione di conforto dal Signore per la vedova e per i figli lasciati nel dolore.

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