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S. Alfonso a don Francesco Mezzacapo

Lettera del 27 agosto 1732
codice archivio: 01Ca001

Lettera da Napoli a d. Francesco Mezzacapo in Caserta. Sul sacramento della penitenza. Suoi esercizi al clero di Napoli. Lo esorta a tornare subito a Dio con una buona confessione. Vari consigli per mantenersi in grazia. Interamente autografa.

Lettera autografa

Viva Giesù, Giuseppe e Maria

Napoli, 27 agosto 1732


Figlio mio dil.mo in Giesuchristo,

Io alli 16 di ottobre ò da dare gli esercizii al clero qui in Napoli per 8 giorni appresso *.

Onde per quelli giorni non occorre a favorirmi, perché starò tutto occupato. Onde, se vieni o prima o dopo detti esercizii, t’aspetto con tutto il gusto mio, e meglio sarebbe venissi subito cominciate le ferie.

Sento con pena i travagli, in cui si trova V.S. presentemente, onde ti prometto di raccomandarti con modo speciale a Giesuchristo per questo tempo, ma non voglio in niun conto che ti trattieni in questo male stato, come mi scrivi, sino a quel tempo. Ti do per obbedienza a confessartene presto, presto, presto. E poi t’attendo all’ora per sentirti quanto vuoi, e darti nuovi rimedi; ma frattanto, figlio mio caro, tu già senti la voce di Dio, che vuole entrare nel tuo core e ti dice: Aperi mihi**sto ad ostium et pulso***. E vuoi aspettare le ferie sino ad ottobre[?] E se il Signore non ti dà questo tempo[?] E se in pena ti toglie questi rimorsi, che sono tutti grazie sue, e voci con [cui] ti chiama continuamente a ritornare come figlio pentito a’ suoi piedi, che ne sarà di te? Ti potrò aiutare più io? Vedi che si tratta di eternità. E ti pare poco stare un mese, un giorno più e meno senza Dio, in disgrazia di Dio? No, figlio mio, rimedia subito, subito, per quanto puoi mo’, confessati, non mancano costì tanti buoni sacerdoti, scegline uno più caritatevole, seguita li sacramenti. Fatti un poco d’orazione il giorno sopra la morte, sopra quel momento a quo pendet aeternitas. Ditti il rosario a Maria, a cui farai una visita ogni giorno, pregandola a liberarti da peccato grave, consegnando tutta l’anima tua nelle sue mani con dirle: Tuus sum ego, salvum me fac E quando sei poi tentato, replica sempre li nomi dolcissimi e fortissimi contro tutto l’inferno di Giesù e di Maria. E poi vieni quando vuoi, che ti abbraccerò con tutto il gusto mio. Non mi dare questo disgusto di farmiti trovar imbrogliato sino ad all’ora, come parche mi accenni nella lettera. Rimediamo per mo’73 come meglio si può, e all’ora rimedieremo meglio coll’aiuto di Giesù e di Maria. Orsù, figlio mio, ti benedico con tutto il core. Il fuoco dello Spirito Santo riempia il core tuo. E t’aspetto.

Viva Giesù, Giuseppe e Maria.


Riveriscimi il P. Rettore e ‘l Signor Pellegrini

Aff. m o P.ne Alfonso di Liguoro


Al mio Sig.re e P.ne Oss.mo

Il Sig.r D. Francesco Mezzacapo

Caserta

Note:
* Il corso di esercizi, iniziato il 16, si concluse il 23 ottobre. Cfr REY-MERMET, Il santo, 319. In AGHR (CT/01, 0576), si legge: «Per gli esercizii al clero, Liguoro sta assegnato per la
meditazione, dove si trova intervenuto alcune volte anche il cardinale Pignatelli, fratello di questa Congregazione». Cfr TELLERIA, Prima S. Alfonsi palaestra, 436.

** La Volgata (Cant 5,2) recita: «Aperi mihi soror mea».

*** La Volgata'(Apoc 2,20) recita: «Ecce sto ad ostium, et pulso».

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